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  • Sindone, Mons. Nosiglia: "Infonde forte speranza in chi la contempla"

    Le parole dell'Arcivescovo di Torino durante la messa per la festa annuale del Sacro Lino, nella quale ha annunciato la nomina di un sacerdote della Cappella del Guarini

    Mons. Nosiglia durante la messa della Sindone il 4 maggio"La Sindone infonde in chi la contempla con fede una grande speranza, ma non umana, che spesso è illusoria, bensì una speranza forte che dica veramente che si può vincere il male, che c'è qualcosa oltre". Queste le parole dell'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, nell'omelia durante la celebrazione nella Cappella del Guarini per la festa annuale del Sacro Lino.

    "Certo - sottolinea monsignor Nosiglia - la via è quella del dolore, ma apre a una dimensione più alta, la consapevolezza che dove c'è la strada apparentemente più difficile esiste uno sbocco positivo derivante dalla speranza certa della vittoria finale". L'arcivescovo osserva poi che "siamo qui anche per imparare dal Signore la grazia di liberarci da tante difficoltà che assillano oggi la nostra vita e quella del nostro prossimo. Le prove che dobbiamo affrontare sono di vario tipo, le difficoltà che ci abbattono e impediscono di credere in Cristo e nel Vangelo. Poi abbiamo a volte la presunzione di gestire al meglio la nostra vita ignorando che solo con l'aiuto di Dio e del suo amore possiamo affrontare serenamente anche le nostre prove e difficoltà familiari e sociali".

    "E ancora - aggiunge Nosiglia - siamo chiamati a vincere lo scoraggiamento che ci prende il cuore e la vita quando la vediamo sfuggire a causa del coronavirus che porta in tutti tanta preoccupazione e angoscia. Ed è una prova, soprattutto, la mancanza di speranza e del senso del vivere e del soffrire come Cristo, che ha vissuto ed assume le nostre pene per aiutarci a lottare con forza per la vita sempre e comunque, a qualsiasi costo".

    Mons. Nosiglia ha deciso anche di nominare un sacerdote della Cappella del Guarini "in modo che in particolari date o momenti che richiamano la Sindone possa celebrare qui la messa o altre funzioni liturgiche". Lo ha annunciato durante la celebrazione, che quest'anno si tiene proprio nella Cappella, tornata a splendere dopo i restauri seguiti all'incendio che la danneggiò gravemente nel 1997. (TorinOggi, 4 maggio 2021)

  • Sabato Santo in contemplazione davanti alla Sindone in diretta TV e sui social media

    "Torniamo anche quest'anno di fronte alla Sindone, Logo Ostensione Pasqua 2021a pregare per la nostra comunità e per il mondo intero ancora assediato dalla pandemia". Così l'Arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha iniziato la meditazione davanti alla Sindone che si è tenuta il 3 aprile per guidare un momento di preghiera, anche se, ha precisato "Non è un'ostensione vera e propria ma una contemplazione del sacro Lino deposto nella sua Teca". L'appuntamento con la Sindone è stato alle 17. Il lenzuolo che secondo la tradizione ha avvolto Gesù nel sepolcro, non è stato spostato dalla Teca in cui è conservato. Nosiglia si è avvicinato all'inizio e alla fine della preghiera. Nel Duomo di Torino era presente un certo numero di fedeli che hanno partecipato alla preghiera.

    Le immagini sono state trasmesse in diretta sul canale televisivo TV2000 ma anche sugli schermi dei computer e sui social, tramite la pagina Facebook "Santa Sindone", sul sito internet ufficiale www.sindone.org e su YouTube dove l'evento ha avuto inizio alle 16:30.

    "Il giorno del Sabato Santo è centrale, nel cammino della Chiesa. La Sindone, oltre che specchio del Vangelo, ci offre non solo il corpo martoriato di Gesù nei segni della sua passione ricordati dai Vangeli ma è anche icona di questo giorno che prelude alla Pasqua di Risurrezione", ha spiegato l’arcivescovo Nosiglia.

    La prima parte della celebrazione (dalle ore 17) ha visto spiegare i vari segni della Passione (dalla corona di spine, alla flagellazione, ai chiodi nelle mani e nei piedi e alla lancia che penetra nel costato del Signore), commentati da alcune persone, scelte tra quanti si prodigano per alleviare le sofferenze del prossimo, o hanno sperimentato la pandemia, o altre forme di malattie, o ingiustizie o violenze. Sono intervenuti anche esperti della Sindone appartenenti al Centro Internazionale di Sindonologia di Torino.

     La Sindone durante la preghiera

    La Sindone durante la preghiera

    La seconda parte del pomeriggio (dalle ore 17:30) è stata dedicata alla preghiera presieduta dall’arcivescovo Nosiglia. Quest’anno, a differenza dello scorso anno, la preghiera è stata impostata secondo una tradizione millenaria che ha segnato il Sabato Santo come giorno di silenzio, meditazione e preghiera davanti alla tomba di Cristo.

    "Mi auguro – ha detto Nosiglia - che tutto ciò aiuti le nostre comunità ma anche ogni persona di buona volontà ad accogliere nella speranza e per i credenti nella fede, questo messaggio pasquale di morte e risurrezione per non arrendersi e scoraggiarci mai di fronte ad ogni tragedia e difficoltà che dobbiamo affrontare nella vita ma anche a operare perché tanti nostri fratelli e sorelle bisognosi di sostegno e aiuto trovino in ciascuno di noi il coraggio di imitare il Signore che non si è lasciato vincere dal male ma lo ha vinto con il bene e per questo ha sconfitto anche la morte.

    Celebriamo questa contemplazione nella nostra Cattedrale: e qualche metro sopra di noi possiamo vedere, finalmente restaurata, la Cappella inventata da Guarino Guarini, che fu la prima «casa» della Sindone qui a Torino. In questi giorni sono stati completati anche i restauri dell'altare del Bertola, al centro della Cappella: ed è un segno importante, che ci dà coraggio sulle nostre capacità di riprenderci anche dagli eventi più gravi. Ma essa rimane un luogo di culto, di preghiera e di riflessione: anche per questo mi auguro che non mancheranno, presto, occasioni per portare anche lassù la presenza di una liturgia che ricollega la nostra cultura e il nostro passato al «presente» della preghiera della Chiesa.

    Il messaggio che la celebrazione vuole offrire a tutti è questo: Il Tuo amore è per sempre". (La Repubblica, 4 aprile 2021)

  • Torino, la Cappella della Sindone torna a nuova vita: ultimato anche il restauro dell'altare

Con il restauro del grande altare progettato dall'architetto di corte Antonio Bertola si conclude il recupero della Cappella della Sindone, a 24 anni dal tragico incendio che la danneggiò gravemente, facendo temere per la sua stessa conservazione. Dopo la restituzione del bene avvenuta nel 2018, è questo l'ultimo tassello che ancora mancava per ammirare il capolavoro seicentesco di Guarino Guarini restituito a nuova vita. Anche se i suoi spazi non saranno visitabili fino a nuove disposizioni - sono inseriti infatti nel percorso dei Musei Reali, al momento chiusi per la pandemia - l'altare potrà essere ammirato dalla cattedrale, inquadrato nel finestrone che si affaccia sulla navata, mettendo in comunicazione la cappella e la chiesa. Come ha comunicato durante la presentazione la direttrice Enrica Pagella, questo resterà aperto dal 31 marzo all'8 aprile, per il periodo pasquale.

L'altare del Bertola nella Cappella della SindoneL'intervento di restauro dell'altare in cui fino al 1993 era conservata la Sindone, diretto dall'architetto dei Musei Reali Marina Feroggio e realizzato dal Consorzio di San Luca, è costato 240mila euro: i finanziamenti sono arrivati dal MIBACT, che ha elargito contributi relativi all'Art Bonus 2018, dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Specchio dei tempi, che vi ha destinato una parte dei fondi recuperati dopo il rogo del 1997. La Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali sta invece ultimando la produzione di un'app gratuita che permetterà di compiere un tour immersivo all'interno della cappella, soffermandosi in particolare sull'altare.

Dopo il recupero, avvenuto sui due fronti, questo mette di nuovo in mostra la sua preziosa struttura, con le cornici lignee dorate, gli 8 putti della balaustra e 2 dei 4 angeli laterali (gli altri 2 sono andati distrutti durante l'incendio). Si sono ripristinati anche i binari in legno che consentivano l'apertura della grata in cui era custodito il Sacro Lino. (La Repubblica, 30 marzo 2021)



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